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“Sentire e toccare” oggetti virtuali 3d

Secondo voi che sensazione provereste a toccare e sentire oggetti virtuali?

Ultrahaptics, un’azienda inglese ha ideato una tecnologia davvero unica per far provare agli utenti le sensazioni tattili da oggetti virtuali che fluttuano a mezz’aria.

Concentrando ultrasuoni complessi emanati da un dispositivo appositamente progettato, le interferenze d’aria vengono manipolate in forme 3D fluttuanti che possono essere toccate.

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Secondo il professore Sriram Subramanian, co-sviluppatore, sarebbe simile alla sensazione delle onde sonore che colpiscono il petto a un concerto, un principio conosciuto come forza di radiazione acustica. Se andate a un concerto rock, si riesce a sentire la musica nel petto. E’ lo stesso principio, senti il suono vibrare nel petto.

Qui invece di usare i suoni gravi, usiamo ultrasuoni a bassa frequenza, circa 40 kHz, in questo modo possiamo direzionarli in un punto preciso, sulla punta del dito o sul palmo, si sente il palmo vibrare.

La tecnologia touchless sta cambiando sempre di più il modo in cui interagiamo con i dispositivi. Il team crede che presto ci sarà l’esigenza di un feedback tattile.

Ad esempio se clicchiamo un pulsante virtuale che non sentiamo, come facciamo a essere sicuri di averlo cliccato?

La Ultrahaptics sembra avere la soluzione. Uno dei vantaggi dei sistemi touchless, è data dal feedback: invece di toccare l’interruttore della luce, muovi la mano e la luce si accende.

La realtà aumentata è la prossima frontiera dell’interazione uomo-computer, ma il senso del tatto è sempre stato considerato fantascienza.

Nonostante siano ancora alla fase prototipo, la Ultrahaptics spera che la loro tecnologia porterà a ologrammi touch e a una realtà virtuale veramente immersiva.

Via CNLIVE

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Un messaggio inviato a un astronauta tramite delle automobili

La casa automobilistica Hyundai, per promuovere un nuovo modello di automobile, ha realizzato un’enorme scritta sulla sabbia per inviare un messaggio  a un astronauta che si trova sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) da parte di sua figlia.

Per scrivere “Steph ti vuole bene” sono state utilizzate 11 Hyundai Genesis sul terreno sabbioso del Delamar Dry Lake, che si trova nella contea di Lincoln nel Nevada, Stati Uniti. Le automobili hanno seguito un percorso GPS impostato dagli organizzatori per scrivere con le loro ruote la frase.

Il risultato è stata una scritta gigantesca che occupa 5,6 chilometri quadrati: la più grande mai realizzata con copertoni d’automobile secondo il Guinness dei primati .

Nel video si vede il risultato fotografato dall’orbita terrestre a bordo della ISS, ma non viene mostrato né identificato l’astronauta cui era indirizzato il messaggio, probabilmente perché la NASA è contraria alle iniziative commerciali che interessano direttamente il suo personale. 

Via Post

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“Manfrotto Digital Director” porta l’acquisizione di foto ad un livello superiore

A tutti coloro che sono appasionati di fotografia ecco a voi “Manfrotto Digital Director”.

Sostanzialmente questo nuovo accessorio si aggancia al tablet ed è pensato per essere compatibile con teste a braccetto, slider ed altri supporti professionali.

La tecnologia che offre, porta l’acquisizione di foto e video ad un livello superiore. In pratica, a differenza del CamRanger (applicazione che consente il controllo della fotocamera dal proprio  Iphone o Samartphone ), basato sul collegamento WiFi, il nuovo Digital Director permette di spostare il lavoro su uno schermo più grande,quello dell’iPad, collegato attraverso una connessione tethered reale.

Il tablet si collega alla reflex Canon o Nikon passando per una interfaccia con CPU dedicata che permette di far comunicare le due parti attraverso un’app, eventualmente anche senza cavo ma tramite WiFi.

Dall’iPad è così possibile monitorare e modificare dinamicamente in tempo reale tutti i vari parametri quali esposizione, ISO, velocità dell’otturatore, apertura di diaframma, messa a fuoco manuale, bilanciamento del bianco, qualità dell’immagine, stato della batteria e molto altro ancora, lasciando concentrare l’operatore sulla creatività piuttosto che sulle impostazioni.

Per usare un esempio, si tratta di un Live View con funzioni  avanzate di controllo remoto. Una delle più interessanti è senz’altro la messa a fuoco della macchina che viene controllata proprio come si è già abituati a fare con iPhone e iPad, ovvero semplicemente toccando il punto sullo schermo da mettere a fuoco.

Non si conoscono ancora le specifiche del nuovo dispositivo. Però l’azienda è riuscita ha ottenuto anche la certificazione MFI di Apple.

Questo, combinato al fatto che in confronto a CamRanger, Digital Director ha integrato una CPU (in cambio di dimensioni maggiori dell’accessorio), lascia pensare che le prestazioni siano anche migliori, con un frame-rate (frequenza di fotogrammi) sull’iPad sufficiente per considerare l’accessorio anche in ambito di produzione video.

Via Macitynet

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Fare una scansione 3D usando uno smartphone

In California un team di ricercatori del  California Institute of Technology ha progettato un piccolo chip che permette di fare una scansione 3D usando le fotocamere di qualsiasi smartphone.

La precisione di questa tecnologia consente di realizzare accurate repliche 3D nell’ordine dei micron.

Il segreto è il Nanophotonic Coherent Imager (NCI) un chip che misura meno di un millimetro quadrato e che potrebbe essere inserito negli smartphone che usiamo tutti i giorni, o nelle fotocamere, senza l’aggiunta di ulteriore hardware.

Per catturare l’altezza, l’ampiezza e la profondità degli oggetti l’NCI usa la tecnica Lidar (Laser Imaging Detection and Ranging), che avvolge il materiale scansionato con impulsi laser. Successivamente la luce che rimbalza dall’oggetto è analizzata per determinare le dimensioni di quanto rilevato.

Purtroppo il prototipo realizzato dai ricercatori del Caltech permette di scansionare soltanto oggetti piccoli,ad esempio monete, ma il team sta lavorando a un chip che permetta di analizzare anche oggetti più grandi.

Un dettaglio che rende ancora più importante questa ricerca è che la tecnologia Lidar è usata anche in altri ambiti, come le auto che guidano da sole e la robotica.Per questo motivo il piccolo chip del Caltech potrebbe essere usato con successo anche in questi settori, oltre ad avere interessanti prospettive per il mondo delle scansioni 3D e, di conseguenza, in quello delle stampanti 3D.

Se volete saperne di più potete cliccare sul sito ufficiale del California Institute of Technology, mentre se volete vedere il risultato di una scansione 3D di una moneta  potete cliccare qui.

Via Tomshw

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La realtà aumentata integrata nei droni

I droni sono sempre più diffusi: è un fatto noto. Presto potremo comprare al supermercato anche i modelli DJIscrive Luca Masali su Dronezine.

Per questo che Sysveo, azienda /></a> francese produttrice di droni, ha pensato: <span class= 

droni riprendono immagini che sono fantastiche, ma possono mostrare soltanto ciò che esiste realmente perchè non sviluppare una soluzione che permetta di aggiungere immagini 3D alle riprese dei droni grazie anche alle potenzialità offerte dalla realtà aumentata?

Da qui l’idea di includere queste immagini virtuali nelle riprese del drone quando si sorvola una zona specifica. Una delle applicazioni potenziali potrebbe interessare gli architetti che vogliono vedere da un altro punto di vista il progetto di un edificio ancora in costruzione, facendo volare il drone su aree non ancora realizzate.

Il progetto è ancora in fase di progettazione e secondo le stime dell’azienda ci vorranno ancora 12 mesi prima di assistere alla sua nascita, ma Clement Alaguillaume, amministratore delegato di Sysveo, è già sicuro che quest’invenzione sarà molto interessante per il settore delle costruzioni.

“Gli architetti potranno usare facilmente questa soluzione per modellare una simulazione in tempo reale dell’edificio progettato, e vederlo sul terreno. In questo modo potranno prendere decisioni più rapidamente, senza tornare in ufficio, visto che potrebbero realizzare tutte le simulazioni del caso tramite il drone”, spiega Alaguillaume.

Uno dei vantaggi di questo progetto, che sta ricevendo fondi dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e francese, è che non c’è bisogno di apportare miglioramenti hardware ai droni già esistenti sul mercato.

“Tutto succede a livello software, attraverso complessi algoritmi”, dice il boss di Sysveo.

Una cosa ancora più positiva, il software sarà open source, in modo da permettere a tutti di modificarlo a proprio piacimento per adattarlo a una gamma pressoché infinita di droni. Una scelta sicuramente da premiare e che attirerà molti amanti del mondo dei droni.

Via Tomshw

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E’ stata messa a punto la prima batteria del futuro

Nell’università californiana di Stanford è stata messa a punto  la prima batteria del futuro, capace di ricaricare smartphone e pc in un minuto e destinata a rimpiazzare le tradizionali batterie. Queste nuove batterie hanno una durata maggiore e sono più ‘eco’ e sicure, rileva il coordinatore della ricerca, il chimico Hongjie Dai , docente di chimica alla Stanford.

Il prototipo ha sopportato 7.500 cicli di ricarica senza perdere potenza, mentre le normali batterie a ioni di litio cominciano ad avere performance minori dalla centesima ricarica. Inoltre, i nuovi accumulatori saranno meno costosi delle attuali batterie, visto che il prezzo dell’alluminio è inferiore a quello del litio.

“Un’altra caratteristica è la flessibilità”, ha spiegato il ricercatore Ming Gong. “Puoi piegarla e avvolgerla, quindi potenzialmente può essere usata per dispositivi flessibili. L’alluminio è anche un metallo più economico del litio”.

Da decenni l’alluminio è considerato un materiale interessante da utilizzare per costruire batterie, soprattutto a causa del suo basso costo, ma finora non c’era una tecnologia che permettesse di raggiungere questo obiettivo.

Le batterie in alluminio messe a punto sostituiranno anche le batterie alcaline molto inquinanti, e quelle agli ioni di litio, potenzialmente pericolose se utilizzate in modo scorretto.

Il prototipo di batteria in alluminio costruito a Stanford ha l’elettrodo negativo fatto di alluminio (anodo) e quello positivo (catodo) fatto di grafite. I due elementi sono stati posti in una soluzione di sale liquida a temperatura ambiente all’interno di polimero flessibile che ha la funzione di conduttore (elettrolita)

Il lavoro d’ora in poi si concentrerà sull’incremento del voltaggio, che adesso è circa la metà rispetto alle comuni Ioni di litio.

“Migliorando il materiale del catodo si potrà eventualmente incrementare la densità di energia e il voltaggio”, ha aggiunto Hongjie Dai

Via Tomshw

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La penna ARC per i malati di parkinson

Molto spesso uno dei  primi sintomi di una persona affetta da morbo di Parkinson  è il tremolio delle mani e di conseguenza la difficoltà nella scrittura, che con il passare del tempo porta la persona a scrivere lettere e parole in modo sempre più piccolo, fino a trasformare intere frasi in tratti talvolta incomprensibili.

Una soluzione al problema potrebbe essere rappresentata dal progetto portato avanti da un team di studenti del Royal College of Art e dell’Imperial College di Londra.

Che cos’è la ARC e come funziona ?

La ARC è una speciale penna equipaggiata con motori che, vibrando, stimolano in modo mirato alcuni muscoli, così da migliorare il controllo del movimento da parte del paziente. Le sue dimensioni generose, inoltre, rendono più semplice l’impugnatura da parte di chi ha difficoltà a coordinare in modo preciso la posizione delle dita.

Ciò che rende ancor più interessante il progetto è la sua origine: il gruppo di studenti ha iniziato a svilupparlo non con la finalità di consentire ai malati di Parkinson una scrittura più agevole, ma con l’obiettivo di far testare a chiunque che tipo di disagio comporta essere affetti dalla patologia.

L’approccio utilizzato per ARC potrebbe in futuro essere applicato anche ad altri oggetti di utilizzo quotidiano, come pennelli per il trucco o mouse per il computer.

Qual’è l’obbiettivo

L’obiettivo che si sono posti questi ragazzi  non è quello di combattere il progredire della patologia, bensì di semplificare la vita di coloro che ne soffrono, in attesa che la ricerca in merito alle sindromi neurodegenerative compia un significativo passo in avanti.

Via WebNews

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Il drone “Aquila” offrirà connettività nei paesi disagiati

Nella seconda giornata della conferenza F8, Facebook ha annunciato i suoi progetti per connettere ad internet miliardi di persone in tutto il mondo, soprattutto per offrire connettività a tutti coloro che non sono raggiunti dalle infrastrutture di rete a banda larga. Facebook quindi inizierà a testare una nuova versione del suo drone alimentato ad energia solare a partire dalla prossima estate.

Nei primi giorni di marzo, il social network aveva già iniziato ad effettuare alcune prove su di un modello di drone più piccolo, ma la versione definitiva presenterà un’apertura alare pari a quella di un Boing 737 ma peserà solo quanto una piccola auto.

Il drone, denominato  “Aquila “, fa parte del progetto Internet.org con cui Mark Zuckerberg intende offrire connettività nei paesi disagiati raggiungendo quasi 2,8 miliardi di persone.

Ovviamente anche Google sta sperimentando soluzioni simili per raggiungere le persone oggi escluse dalle nuove infrastrutture di telecomunicazione.

Facebook ha sottolineato che sarà improbabile che i nuovi droni possano entrare presto in azione in quanto bisognerà ancora verificare molti parametri tra cui la sicurezza di volo e stringere alleanze con i carrier per offrire connettività. Tuttavia questa estate sarà effettuato un vero e proprio volo di prova che può essere letto come una prova generale. Se i test andranno bene potrebbero aprirsi nel medio termine interessanti prospettive.

Tra le altre sfide tecniche che il progetto del drone dovrà superare anche quella legata alla sua alimentazione.

Le tecnologie legate all’alimentazione solare disponibili sino ad un anno fa non erano infatti convincenti. I droni aquila forniranno connettività attraverso un laser e dovranno essere sempre connessi tra loro volando tra i 60 e i 90 mila piedi di quota.

Tutte sfide che Facebook intende superare nel giro di qualche anno.

Via WebNews

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16 competenze utili nel mondo del lavoro

L’economia dell’innovazione sta cambiando il mondo e il settore dell’educazione deve stare al passo con il cambiamento, abituando gli studenti ad acquisire capacità nuove, idonee al mercato del lavoro che l’economia dell’innovazione richiede.

Oggi giorno il lavoro richiede un mix di competenze più variegato rispetto al passato. Sempre di più si cerca, ad esempio, la capacità di risolvere problemi e di analizzare bene le informazioni a disposizione ad esempio Problem solving, creatività, capacità di guidare un team il pensiero critico, ovvero la capacità di identificare, analizzare e ponderare situazioni, idee e strumenti per formulare soluzioni agli ostacoli. Tutte competenze che vanno oltre il semplice studio della storia e dell’aritmetica.

Davanti a queste nuove richieste che il lavoro oggi giorno richiede il World Economic Forum ha pubblicato pochi giorni fa il report “New Vision for Education. Unlocking the Potential of Technology”. Lo studio ha stilato la lista delle 16 skills (competenze) del 21esimo secolo, cioè le capacità che il sistema educativo deve garantire oggi. Il report ha poi analizzato le differenze che esistono nell’apprendimento di alcune di queste capacità, considerate cruciali, in quasi 100 paesi del mondo, e come in alcune comunità si cerchi di colmare questo vuoto utilizzando la tecnologia.

Quali sono le 16 skills del 21° secolo?

Ecco la lista completa, suddivisa in abilità fondamentali (1-6), competenze (7-10) e qualità caratteriali (11-16).

 

  1. Alfabetizzazione letteraria: abilità di leggere, comprendere e usare il linguaggio scritto
  2. Alfabetizzazione numerica: abilità di usare numeri e altri segni per esprimere relazioni quantitative
  3. Alfabetizzazione scientifica: abilità di usare la conoscenza e i principi scientifici per capire l’ambiente di un individuo e fare ipotesi
  4. Alfabetizzazione alle ICT: abilità di usare e creare contenuti per la tecnologia, di trovare e condividere informazioni, rispondere a domande e interagire con altre persone e con i programmi del computer.
  5. Alfabetizzazione finanziaria: abilità di capire e applicare nella pratica aspetti finanziari concettuali.
  6. Alfabetizzazione culturale e civica: abilità di capire, apprezzare, analizzare e applicare la conoscenza delle scienze umanistiche.
  7. Pensiero critico/Problem solving: abilità di identificare e ponderare situazioni, idee e informazioni per formulare risposte e soluzioni.
  8. Creatività: abilità di immaginare e progettare strade nuove e innovative di affrontare i problemi, rispondendo alle richieste, attraverso la sintesi e l’applicazione della conoscenza.
  9. Comunicazione: abilità di ascoltare, comprendere e contestualizzare informazioni attraverso segni verbali, non verbali, scritti e visuali.
  10. Collaborazione: abilità di lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune, con la capacità di prevenire e gestire i conflitti.
  11. Curiosità: desiderio di fare domande, dimostrando una mente aperta
  12. Iniziativa: desiderio di farsi carico di nuovi compiti e obiettivi
  13. Perseveranza: abilità di mantenere l’interesse a raggiungere un obiettivo
  14. Flessibilità: abilità di cambiare piani, metodi, opinioni e obiettivi alla luce di nuove informazioni
  15. Leadership: abilità di dirigere, guidare e ispirare gli altri per raggiungere un obiettivo comune
  16. Consapevolezza sociale e culturale: abilità di interagire con altre persone in un modo socialmente ed eticamente appropriato

Il report ha rivelato enormi differenze tra le competenze degli studenti, non solo in aree come la matematica e la scienza, ma anche in creatività e pensiero critico. Sulla base delle classifiche Ocse il report sostiene che i paesi sviluppati  hanno risultati migliori rispetto ai paesi in via di sviluppo, ma ci sono delle significative eccezioni.Ad esempio, a livello di l’alfabetizzazione, il Vietnam si trova allo stesso livello della Germania, e la Tanzania sta sopra Brasile, Malesia e Sud Africa. Questo dimostra, secondo gli autori del report, che oltre al reddito ci sono molti altri fattori che influiscono sul processo di apprendimento degli studenti.

Via ischool

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Una settimana di formazione digitale in tutta Europa

Dal 23 al 27 marzo 2015  24 paesi europei dedicheranno una settimana alla formazione digitale.

Si legge su Get Online Week

“Contrariamente a quello che crede molta gente non tutti gli europei sono così digitali. Ma ci stiamo arrivando”.

e così da oggi in quasi tutti i paesi UE stanno creando eventi di formazione per portare le persone online, migliorare le loro competenze digitali e colmare il divario.

Qual’è  l’obbiettivo principale di questi eventi formativi?

L’obbiettivo a cui si tende promuovendo questi eventi è quello di aumentare le possibilità di trovare lavoro: il claim della Get Online Week, infatti, è “potenziati e impiegati”.

La Gow è organizzata dal 2010 da Telecentre Europe, un’organizzazione non profit che crede  e si batte per la povertà e l’esclusione sociale, e che lavora per insegnare alle persone competenze digitali che le aiutino a migliorare la propria vita. Vari organismi europei che lavorano nel digitale hanno aderito alla settimana europea online. La maggior parte degli eventi si terranno in scuole, biblioteche pubbliche, università e altri luoghi pubblici.

Quest’anno, per la sua sesta edizione, la Get Online Week ha due temi principali:

  1.  Il potenziamento digitale, che riguarda in particolare i giovani alla ricerca di un’occupazione. L’acquisizione di competenze digitali potrà aumentare la fiducia in se stessi e aprire loro nuove opportunità lavorative.
  2. Il secondo tema è l’inclusione digitale, che riguarda tutte le persone che ancora non hanno accesso alla tecnologia e a internet.

In l’Italia, parteciperanno alla Gow la Fondazione Mondo Digitale e il progetto Pane e Internet della Regione Emilia Romagna. Si spera che in futuro più regioni italiane possano partecipare a questi eventi per entrera nell’ottica della digitalizzazione come strumento di formazione e di occupazione lavorativa.

Via iSchool

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76 mila imprese pronte per l’assunzione

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri che durante la conferenza stampa per la firma della convenzione tra l’Inps e le parti sociali ha detto:

Nei primi 20 giorni di febbraio sono 76 mila le imprese che hanno richiesto di accedere alla decontribuzione per assunzione a tempo indeterminato come previsto dalla legge di stabilità “

e continua dicendo:

I primi dati sono incoraggianti,76mila imprese hanno fatto richiesta ma le assunzioni potrebbero essere molte di più.

I primi dati però sono da confermare: quelli definitivi arriveranno l’ultimo giorno di marzo.

A fine mese forniremo i numeri con la comparazione sulle imprese e le assunzioni fatte negli anni precedenti”

ha aggiunto Boeri.

Ma ci saranno effettivamente nuovi posti di lavoro?

Non si sa ancora  se e quanti dei posti annunciati saranno effettivamente nuove posizioni lavorative. Molti potrebbero più semplicemente ricatalogare la situazione di chi aveva già un rapporto, seppur di diversa natura contrattuale, con l’azienda in oggetto. Non nuovi impieghi dunque, ma impieghi meno precari.

Un esito comunque positivo, eppure differente. Riferendosi al bimestre gennaio-febbraio 2015, la Fondazione Consulenti del Lavoro ha rilevato che su 275 mila assunzioni, l’80% è rappresentato in realtà da stabilizzazioni di collaborazioni a progetto, contratti a termine e partite Iva. Per cui il rimanente 20% risultano effettivamente nuove assunzioni.

Il Jobs Act mira a inserirsi in questo solco e a dare un ulteriore giro di vite. Sperando che insieme alle tutele, l’aggettivo “crescente” possa presto applicarsi anche al mercato e all’economia.

Contratti a termine e part-time restano a buon titolo i principali indiziati quando si parla di ripresa. Stabilizzare la condizione dei lavoratori precari può costituire pertanto la piattaforma ideale per creare nuova occupazione. L’Inps conta che la manovra funzioni.

Via Wired

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7 visori di realtà virtuale per il 2015

La realtà virtuale è stata la protagonista degli anni ’90. Purtroppo si è rivelata una moda passeggera che ha relegato al dimenticatoio queste tecnologie, confinando la realtà virtuale quasi esclusivamente all’ambito della ricerca.

Da quello che è emerso al Mobile World Congress 2015 di Barcellona, il trend è destinato a ripetersi. A quanto pare le tendenze nella tecnologia consumer vedono i dispositivi per la realtà virtuale come la next big thing.

Quali sono le soluzioni più promettenti e prossime al lancio?

Fra i caschetti VR più interessanti c’è il progetto Morpheus di Sony che si collegherà alla console PlayStation 4 e il VR One della Zeiss: un’evoluzione del Google Cardboard, da 99 euro, in arrivo nelle prossime settimane e compatibile con diversi tipi di smartphone.

Wired ci propone una panoramica che descrive 7 fra i visori più interessanti che quest’anno arriveranno sul mercato.

Via Wired